La maggioranza (sei su nove) degli amministratori di Banca Profilo ha presentato le proprie dimissioni dal CdA per – riferisce un comunicato – «un dissenso in merito all’applicazione del sistema di governance», determinando così l’avvio dell’iter per il rinnovo dell’intero consiglio. L’istituto, specializzato nel private banking e quotato a Piazza Affari, è controllato da Arepo, il veicolo che fa capo al fondo Sator, dell’ex banchiere di Capitalia Matteo Arpe.
A fare un passo indietro sono stati i cinque consiglieri indipendenti Michele Centonze, Francesca Colaiacovo, Giorgio Gabrielli, Gimede Gigante e Paola Santarelli, oltre alla consigliera non esecutiva Maria Rita Scolaro. I cinque indipendenti hanno indicato nella governance il motivo delle proprie dimissioni, ritenendo opportuno «rimettere ai soci la determinazione circa un ricambio, in tutto o anche solo in parte, nella composizione dell’organo amministrativo».
Scolaro ha motivato le dimissioni con «la piena condivisione sui temi di governance sollevati dai consiglieri indipendenti e sull’opportunità di rimettere ai soci la determinazione della composizione dell’organo amministrativo». Restano in carica il presidente Giorgio Di Giorgio e l’amministratore delegato Fabio Candeli, insieme alla consigliera non indipendente Paola Profeta, che si sono trovati in disaccordo con gli altri membri del board.
La nota precisa che il CdA «opererà in regime di prorogatio, in pienezza di poteri, fino alla data di ricostituzione dell’organo amministrativo, con l’unanime volontà di pieno supporto all’operatività della banca e al processo in corso per la sua valorizzazione».
Secondo alcune indiscrezioni raccolte da MF, Arpe, che a fine 2024 ha riacquistato i requisiti di onorabilità persi per la condanna nel caso Ciappazzi-Parmalat, potrebbe tornare nel CdA. Banca Profilo è da anni al centro di un processo di cessione irrisolto, una vendita che non si è mai concretizzata anche per la complessità delle trattative legate agli intrecci fra l’istituto e Tinaba, la fintech creata da Arpe, controllata da Profilo (15%) e dallo stesso fondo Sator (85%).
Il caso Banca Progetto e l’azione legale di Centerbridge
Più seria della situazione di Banca Profilo è quella di Banca Progetto, per la quale la Banca d’Italia ha recentemente disposto l’amministrazione straordinaria. Secondo Il Giornale, il fondo Centerbridge ha avviato un’azione legale nel Regno Unito per annullare l’accordo di acquisto da Oaktree Capital Management, il fondo d’investimento proprietario, tra l’altro, dell’Inter. L’intesa era stata firmata – ricorda il quotidiano – poco prima che l’istituto finisse al centro di una crisi legata ad accuse di concessione di prestiti a società collegate alla mafia.
Secondo la documentazione legale datata 5 marzo, Red UK Holdco, affiliata a Centerbridge, ha chiesto a un giudice di Londra di dichiarare il diritto alla rescissione immediata dell’accordo. Il fondo sostiene che le condizioni per la finalizzazione dell’acquisto non siano state soddisfatte, poiché Banca Progetto non avrebbe risolto le carenze nei controlli antiriciclaggio prima della firma, avvenuta a settembre.
Poco dopo la conclusione dell’intesa, il Tribunale di Milano ha posto la banca sotto amministrazione giudiziaria, su richiesta dell’autorità antimafia italiana. Le accuse sostengono che Banca Progetto avrebbe erogato prestiti garantiti dallo Stato a società indirettamente gestite da persone legate alla ‘ndrangheta. Centerbridge ha dichiarato che questa situazione costituisce una violazione dei termini contrattuali.
Dopo l’ordinanza del Tribunale di Milano, la Banca d’Italia ha avviato un’indagine che, il 21 marzo, ha portato alla decisione di sottoporre Banca Progetto a procedura di amministrazione straordinaria, anche per via di 110 milioni di perdite non contabilizzate. Al 30 settembre scorso, queste perdite si sono tradotte in un NPL ratio del 17% e in un Total Capital Ratio del 9,3%, ben al di sotto del requisito minimo del 10,1%.