Europa: insolvenze in aumento fino al 2026, dice Allianz Trade

Previsioni di crescita costante per le insolvenze aziendali nei prossimi due anni

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Le insolvenze aziendali globali continueranno a crescere nei prossimi due anni. Dopo un aumento del +10% nel 2024, si prevede un ulteriore incremento del +6% nel 2025 e del +3% nel 2026. Secondo un’analisi di Allianz Trade, compagnia leader nell’assicurazione del credito commerciale, questi dati porterebbero a cinque anni consecutivi di crescita delle insolvenze (2022-2026).

I fattori chiave della crescita delle insolvenze

Il rischio di un ritardo nella riduzione dei tassi di interesse, il prolungato clima di incertezza e la debole ripresa della domanda sono tre fattori chiave che spiegano questa crescita. In Italia, la ripresa delle insolvenze aziendali è aumentata significativamente nella seconda metà del 2024, registrando uno dei maggiori incrementi a livello globale, con un +45% rispetto al +9% del 2023. Va notato che questo trend si accompagna a una sostanziale stabilità dei crediti NPL, come evidenziano anche gli ultimi report dell’Abi.

Impatti sull’occupazione e settori economici

Gli aumenti delle insolvenze aziendali globali potrebbero avere un impatto significativo sull’occupazione. Secondo Allianz Trade, nel 2025 questa situazione metterà a rischio direttamente 2,3 milioni di posti di lavoro (+120.000 rispetto al 2024), con un aumento più contenuto nel 2026 (+30.000). Il rischio di tassi di interesse elevati e una possibile guerra commerciale potrebbero infine aggravare ulteriormente le insolvenze globali. D’altro canto, segnala ancora il report, l’Europa potrebbe trarre vantaggio dall’aumento della spesa per la difesa, sebbene l’impatto positivo possa essere limitato a un piccolo numero di settori.

«L’impennata della spesa per la difesa europea presenta sia un’opportunità che una sfida», osserva il report. «Se i fondi vengono indirizzati alla produzione nazionale, allo sviluppo tecnologico e all’espansione della catena di fornitura, i benefici economici potrebbero essere sostanziali».

Tuttavia, i vincoli di capacità nelle industrie della difesa europee fanno sì che una parte significativa della spesa stia attualmente fluendo verso fornitori esteri, limitando l’effetto moltiplicatore fiscale immediato.

Storicamente, gli investimenti sostenuti nella difesa hanno guidato la crescita industriale, come accaduto in Francia e Germania durante la Guerra Fredda. Oggi, un aumento degli acquisti nazionali potrebbe rivitalizzare l’aerospaziale, i macchinari pesanti, i metalli e l’elettronica.

I settori dei metalli e dei prodotti chimici vedranno anche una maggiore domanda di acciaio, alluminio e compositi, mentre le aziende di tecnologia avanzata in avionica, semiconduttori e sicurezza informatica potrebbero beneficiare della spesa per tecnologia e R&S correlata alla difesa. Nel complesso, la spinta positiva della domanda nei settori sopra menzionati e le sue ricadute potrebbero ridurre le insolvenze di -0,4pp e -1,0pp in Europa, risparmiando dai default circa 3.700 aziende.