L’avvio di una partnership con operatori privati di credit management per la gestione di parte dell’attuale magazzino di crediti erariali «consentirebbe allo Stato di ottimizzare sia le finanze pubbliche sia il rapporto con i debitori». È l’opinione di doValue, market player del settore dei servicer, espressa nel corso dell’audizione al Senato dal presidente Alessandro Rivera e dal Country Manager Italia Mirko Briozzo, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul magazzino dei crediti dello Stato.
In questi anni, l’industria dei servicer – ha spiegato in particolare Rivera – ha dimostrato di saper operare con efficacia. Le masse di crediti deteriorati gestite provenienti dalle banche non sono diverse da quelle (568 miliardi di euro) che si considerano aggredibili per un’azione di recupero, tra l’intero ammontare del “magazzino” (1.278 miliardi di euro a gennaio di quest’anno).
Il primo passaggio per un’alleanza pubblico-privato, secondo doValue, dovrebbe essere quello di effettuare un’analisi sistematica del magazzino, basata sulle informazioni esistenti e su nuove informazioni da recuperare (clusterizzazione delle posizioni e bonifica dei dati). Successivamente, occorrerebbe definire strategie per portafogli omogenei in base a:
- anzianità del credito,
- tipologia di posizioni,
- dimensione,
- tipologia di controparte.
Il mercato – hanno sottolineato i manager di doValue – offre numerosi strumenti per implementare le strategie scelte, con grande flessibilità (mandati di servicing, operazioni di cartolarizzazione, ecc.). I principali operatori del credit management hanno un’esperienza consolidata in tutte queste attività.

Due aspetti chiave per il successo della partnership
Rivera e Briozzo hanno posto particolare enfasi su due punti:
- Ruolo di un soggetto pubblico di coordinamento
«Avere un soggetto pubblico – il riferimento è soprattutto ad Amco – che coordini il coinvolgimento dei privati può essere determinante per il successo dell’operazione». - Differenze normative e operative tra pubblico e privato nella riscossione
«Apparentemente», ha spiegato Rivera, , ex direttore generale del Tesoro, «il regime pubblicistico offre una serie di vantaggi. Nel concreto nel corso degli anni sono stati aggiunti impedimenti che rendono la gestione più farraginosa. Occorre confrontare i due regimi per capire quale sia più favorevole».
In concreto, sarebbe necessario “liberare” da alcuni vincoli l’attività di recupero dei crediti pubblici, rendendola più simile – per quanto possibile – a quella applicabile ai crediti ordinari, sempre nel rispetto della tutela del contribuente, ed aprire la gestione agli operatori esperti specializzati del settore (soggetti ex art. 106 TUB, 115 TULPS e, in forza delle recenti novità, 114 TUB). La possibilità di ricorrere a strumenti quali la cartolarizzazione dei crediti per la loro cessione a investitori privati, a giudizio di doValue, potrebbe migliorare l’efficacia della riscossione. Anche in questo caso però occorrerebbe prevedere qualche intervento abilitante.